In Tribunale, durante sole cinque giornate di udienza, a scrutare anche il più piccolo gesto dell'imputato (un "mostro" o un "alienato"?) e ad ascoltare ogni sua singola parola, c'è una grande folla chiassosa. E sfilano anche numerosi testimoni, che portano ciascuno un tassello più o meno importante per ricostruire nel loro insieme 1 fatti.
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Al termine di un appassionato duello oratorio fra accusa e difesa, il 28 novembre 1861 il Boggia viene condannato a morte per impiccagione. Un ultimo disperato appello contro la sentenza viene respinto e, il 6 aprile 1862, neppure il Re accoglie la domanda di grazia. Poiché a Milano non vi è più un carnefice, vengono fatti arrivare ben due boia (uno da Torino e un secondo da Parma), dopo avere scartato numerose proposte di persone volenterose di assumere l'incarico di servire la Legge^ E, in tutta fretta, si procede con l'esecuzione capitale: l'ultima che ha luogo in Italia, in virtù della riforma del Codice penale di poco successiva. Ma la memoria del truce protagonista della vicenda, narrata con scrupolo e dovizia di particolari da Giovanni Luzzi, non ha altrettanta fretta di scomparire dalla città di Milano, dove a lungo sopravvive il ricordo del "mostro della stretta Bagnerà".
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LI3BG@Biblioteca Civica Internazionale di Bordighera